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Flora lattobacillare del microbiota vaginale: cosa sono i Community State Types (CST) e perché la stabilità conta

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“FLORA LATTOBACILLARE”: UN TERMINE DIFFUSO, MA SEMPRE MENO PRECISO

Si fa spesso riferimento a un microbiota vaginale “in equilibrio” descrivendolo come caratterizzato da flora lattobacillare. Sebbene questo termine sia ancora ampiamente utilizzato, oggi risulta impreciso e poco informativo dal punto di vista scientifico.

Parlare genericamente di “lattobacilli”, infatti, non consente di distinguere tra specie diverse, che possono svolgere ruoli biologici ed ecologici molto differenti all’interno dell’ambiente vaginale e non. In altre parole, la semplice presenza di lattobacilli non è di per sé sufficiente a descrivere lo stato di equilibrio del microbiota.

Negli ultimi anni, la ricerca ha chiarito che non tutti i profili lattobacillari sono equivalenti e che, per comprendere davvero la fisiologia del microbiota vaginale, è necessario adottare una classificazione più accurata e funzionale.

I LATTOBACILLI VAGINALI AUTOCTONI: POCHI E SPECIFICI

Il genere Lactobacillus comprende numerose specie, molte delle quali ampiamente studiate in ambito alimentare e probiotico. Tuttavia, solo un numero ristretto di specie risulta tipicamente autoctono dell’ambiente vaginale umano.

In particolare, la letteratura scientifica identifica come prevalenti quattro specie:

  • Lactobacillus crispatus
  • Lactobacillus gasseri
  • Lactobacillus iners
  • Lactobacillus jensenii

È interessante notare che specie molto note come Lactobacillus acidophilus, L. plantarum o L. rhamnosus, pur essendo utilizzate in questo contesto, non sono state isolate dal microbiota vaginale e risultano per questo meno idonee a colonizzare questo ambiente e quindi ad occuparlo in modo duraturo contribuendo all’equilibrio del microbiota.

LA SCIENZA DEL MICROBIOTA VAGINALE: COSA SONO I COMMUNITY STATE TYPES (CST)

Community State Types CST

La comunità microbica vaginale non è casuale né altamente variabile da individuo a individuo. A partire da studi fondamentali pubblicati negli ultimi quindici anni – tra cui il lavoro pionieristico di Ravel e collaboratori, pubblicato nel 2011 – la ricerca ha descritto configurazioni ricorrenti e riconoscibili del microbiota vaginale, definite Community State Types (CST), talvolta indicati anche come “vaginotipi”.

I CST rappresentano assetti compositivi dominanti del microbiota vaginale, differenziati in base alla specie prevalente e alla struttura complessiva della comunità microbica.

I principali CST descritti sono cinque:

  • CST I: dominanza di Lactobacillus crispatus
  • CST II: dominanza di Lactobacillus gasseri
  • CST III: dominanza di Lactobacillus iners
  • CST V: dominanza di Lactobacillus jensenii

A questi si affianca il CST IV, caratterizzato dalla quasi totale assenza di lattobacilli e dalla presenza di una comunità eterogenea e polimicrobica di batteri anaerobi, tra cui Gardnerella, Atopobium, Prevotella, Megasphaera, Sneathia e Mobiluncus. Questo assetto riflette una configurazione del microbiota meno stabile dal punto di vista ecologico ed è frequentemente associato a condizioni di disbiosi vaginale, tema che abbiamo approfondito in modo più esteso in un articolo dedicato alla vaginosi batterica per chiarirne caratteristiche, segnali e modalità di gestione.

Questi microrganismi, generalmente considerati opportunistici, risultano coinvolti nelle più comuni condizioni di squilibrio del microbiota e tendono a emergere quando viene meno la capacità dei lattobacilli di mantenere un ambiente selettivo e relativamente povero di biodiversità.

In contesti di marcata disorganizzazione del microbiota batterico può inoltre osservarsi una maggiore permissività alla crescita di microrganismi non batterici, come Candida, normalmente presenti nell’ecosistema vaginale ma capaci di proliferare in modo opportunistico quando viene meno il controllo ecologico esercitato dai lattobacilli dominanti, come descritto nell’approfondimento dedicato alla candidosi vaginale e al ruolo di L. crispatus nell’equilibrio del microbiota.

In alcune classificazioni, il CST IV viene ulteriormente suddiviso in sottotipi (IV-A e IV-B), con quest’ultimo più frequentemente associato a una disorganizzazione del microbiota più marcata.

COSA SIGNIFICA DAVVERO “DOMINANZA” NEL MICROBIOTA VAGINALE

Nel contesto dei CST, il termine “dominanza” non indica una semplice presenza, ma una prevalenza quantitativa e funzionale di una specie rispetto alle altre.

In genere, si parla di dominanza quando una singola specie rappresenta una quota largamente maggioritaria della comunità microbica, spesso superiore al 70–90% del totale. Questa prevalenza consente alla specie dominante di esercitare un’influenza determinante sull’ambiente vaginale, in termini di pH, competizione ecologica e stabilità complessiva del sistema.

DUE OSSERVAZIONI CHIAVE CONDIVISE DALLA LETTERATURA SCIENTIFICA

Al di là delle classificazioni, due osservazioni emergono in modo particolarmente consistente dagli studi sul microbiota vaginale:

  1. Una biodiversità vaginale relativamente bassa è tipica degli assetti più ordinati e funzionalmente stabili.
  2. Lactobacillus crispatus è l’unica specie lattobacillare costantemente associata a un profilo di eubiosi, in diverse fasi della vita della donna, in particolare durante l’età fertile.

Queste osservazioni hanno contribuito a ridefinire il concetto stesso di “equilibrio” del microbiota vaginale, spostando l’attenzione dalla semplice presenza di lattobacilli alla qualità e alla stabilità dell’assetto microbico.

PERCHÉ LACTOBACILLUS CRISPATUS È CONSIDERATO IL PROFILO PIÙ EUBIOTICO

Il ruolo centrale attribuito a Lactobacillus crispatus non si basa su singole evidenze isolate, ma su una vasta mole di letteratura scientifica che ne descrive le caratteristiche funzionali.

Tra i meccanismi più frequentemente riportati:

  • la capacità di contribuire al mantenimento di un pH vaginale acido, condizione che rende l’ambiente meno favorevole alla crescita di microrganismi indesiderati;
  • una spiccata competitività ecologica, che limita l’espansione di batteri opportunistici comunemente coinvolti nelle infezioni vaginali;
  • la tendenza a favorire un assetto microbico più ordinato e meno soggetto a squilibri.

Nel loro insieme, questi elementi spiegano perché la dominanza di L. crispatus sia frequentemente associata a un microbiota considerato più ordinato e fisiologicamente coerente.

STABILITÀ: IL VERO ELEMENTO DISCRIMINANTE TRA I CST

Un aspetto sempre più centrale nello studio del microbiota vaginale è la stabilità nel tempo. Non tutti i CST lattobacillari mostrano infatti la stessa capacità di mantenersi stabili in condizioni fisiologiche.

Studi longitudinali, tra cui il progetto Women’s Health and the Vaginal Microbiome (W4H), hanno evidenziato che:

  • i profili dominati da Lactobacillus crispatus (CST I) tendono a essere particolarmente stabili nel tempo;
  • altri assetti lattobacillari, in particolare quelli dominati da iners (CST III), mostrano una maggiore suscettibilità al cambiamento e alle transizioni verso assetti meno stabili dal punto di vista ecologico.

In questo senso, se L. iners può risultare compatibile con uno stato di salute, L. crispatus rappresenta il gold standard della stabilità ecologica del microbiota vaginale.

OLTRE LA SPECIE: IL RUOLO DEL CEPPO

Infine, la ricerca più recente sottolinea che, anche all’interno della stessa specie, non tutti i ceppi sono funzionalmente sovrapponibili. Le differenze genetiche e metaboliche tra ceppi possono tradursi in comportamenti biologici distinti.

Per questo motivo, una parte significativa della letteratura si concentra oggi su ceppi specifici di Lactobacillus crispatus, tra cui il ceppo M247, oggetto di numerosi studi in ambito microbiologico e clinico-sperimentale relativi al microbiota vaginale. Questo approccio riflette una comprensione sempre più fine del microbiota vaginale, orientata non solo alla specie, ma alla qualità funzionale della sua presenza.